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GHIRLANDA GUSTOSA DI NATALE… LE ISOLE

 

Nelle isole maggiori, è d’obbligo il cenone della Vigilia di Natale, senza nulla togliere al pranzo del 25, in cui la parola d’ordine è “abbondanza”. 

 

 

SICILIA 

Photo By Catania.Italini.it

In molte città, la sera della Vigilia viene acceso il cosiddetto “zucco”, ovvero un grande falò di fronte alle chiese. 

Il fuoco ha un elevato valore simbolico, rappresentando la purificazione e la rinascita. In chiave cristiana, è considerato il fuoco che scalda Gesù o che illumina il cammino verso la capanna. 

Una delle città, in cui questa tradizione sopravvive ancora, è Acireale. 

La tradizione culinaria siciliana, incoraggia i peccati di gola, considerata la straordinaria varietà di piatti tipici sia dolci che salati.  

Photo by Jessica Vegetti

Uno dei primi piatti più amati a Natale è la pasta incasciata, cioè una pasta al forno arricchita con molti ingredienti come ragù, uova, melanzane, prosciutto e altri. 

Il falsomagro è invece il secondo piatto delle feste più diffuso, si tratta di carne di manzo farcita e cotta al forno. 

Per quanto riguarda il dolce, immancabile è il buccellato, il cui impasto, spesso a forma di ciambella, viene riempito di fichi secchi, uva passa, mandorle, scorza d’arancia. A questi, si andranno ad aggiungere anche pietanze meno tradizionali, perché in Sicilia quando si parla di mangiare, lo si fa come se si dovesse morire il giorno dopo e perché “melius est abundare quam deficere” (meglio abbondare che scarseggiare). 

Il gioco, così come la cucina è uno dei cardini del Natale, che sia tombola o Mercante in Fiera, le tradizioni vanno rispettate! In Sicilia, la Zicchinedda è la regina incontrastata dei giochi natalizi. Con regole simili a quelle del poker, lo scopo è vincere quanti più soldi possibile, lasciando sul lastrico parenti agguerriti. 

SARDEGNA 

By Cagliari.italiani.it

I pastori, che spesso trascorrevano lunghi periodi lontani per la transumanza, si riconciliavano con i  propri cari, a partire dalla Vigilia di Natale, riunendosi intorno al fuoco del camino, immancabile  nelle grandi case sarde. 

Sa notte ‘e xena, cioè la notte della cena, era un momento di aggregazione che serviva, più che a  consumare pasti importanti, a rinsaldare i rapporti familiari.  

La tradizione vuole, che ci sia un particolare ceppo natalizio, chiamato “su truncu de xena” acceso nel camino la sera del 24. Questo andrà fatto ardere fino all’Epifania, come segno di buon auspicio. Tra i primi, un classico sono i ravioli, conosciuti con il nome di “culurgiones”. Patate, pecorino e menta, sono il ripieno tipico dell’Ogliastra, riconosciuti nel 2015 come prodotto  IGP, ma sono diverse le versioni che l’isola ci offre. 

I malloreddus, chiamati anche gnocchetti sardi, vengono conditi con sughi, arricchiti solitamente  con salsiccia o agnello. 

Come secondi, le proposte pastorali, possono essere il capretto al forno, il porceddu (maialino arrosto) o ancora l’agnello in umido.

Photo bu BuongiornoAlghero.it

In questo viaggio in Sardegna, alla scoperta di tradizioni natalizie, particolarmente suggestivo è  l’inconsueto presepe di Olmedo, un paese in provincia di Sassari, realizzato interamente con il  pane. 

Le statuine del Presepe di Pane sono vere e proprie opere d’arte in cui la pasta, anche se non commestibile, rimane comunque la materia prima.  

Vengono riproposte le tipiche scene del presepe, ma anche le usanze locali.  Il lavoro per creare queste piccole sculture è certamente lento, minuzioso e necessita di una grande  dedizione, e purtroppo sono poche le persone, disposte a seguire la tradizione di quest’opera  dall’immenso valore artistico.

Photo by Tempocasa.it

 

 

by Jessica Vegetti 

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