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Da Dioniso a Bacco: La nostra storia irriverente. Capitolo 2 – La versione romana

Eccoci ancora insieme!

Bacco di Michelangelo

Pronti al secondo capitolo della nostra “irriverente” storia. L’intricato percorso: da Dioniso a Bacco continua attraversando le sue antichissime e misteriosissime origini. Alcuni reperti preistorici risalenti a oltre 8.000 anni fa: tavole lineari che, con le loro incisioni, già simboleggiavano la relazione tra questo Dio e il vino. Abbiamo, inoltre, prove dell’esistenza di culti relativi al vino consumato nei rituali religiosi, come esperienza unificante e spirituale. Gli antichi credevano che i doni di questo Dio stimolassero il progresso, permettendo alle capacità intellettive e creative di emergere liberamente. Estasi, trascendenza, ebrezza, il potere di creare relazioni tra le persone non erano effetti collaterali ma caratteristiche alla base della società stessa.

Dobbiamo però dire che non tutte le civiltà del mondo antico avevano una relazione così positiva con il Dio del Vino. L’assimilazione di questo Dio tra i romani fu più difficile, questi si appropriarono del Dio dell’ebrezza e lo chiamarono con il suo soprannome: “Bacco”. Nome che si deve all’appellativo (Bákkhos) (greco: Βάκχος, latino: Bacchus) con cui, nella mitologia classica, il dio greco Dioniso (Διόνυσος), veniva indicato nel momento della possessione estatica quindi  evidenziando le sue qualità liberatorie. Nella religione romana, Bacco diviene il vero e proprio nome della divinità.

Citato nel precedente articolo:

Dioniso: La nostra storia irriverente – Capitolo 1- La versione greca

Fonte: I Segreti di Bacco L’antico Dio dell’Estasi by Sky Arte
Production Photo by Alessandra Meda

Nella mitologia e nel suo culto: vita e morte si intrecciano come bene e male. Seneca diceva : “3 coppe di vino rendono un uomo più assennato, ma 10 lo portano alla follia al torpore e allo svenimento”. 
Immortalato e onorato nelle  “Baccanti “di Euripide, tragedia, sempre attuale. Tale opera esplora la natura interiore, viscerale ed inquietante, la cui morale è accettare la coesistenza degli opposti. Così come il vino, questo Dio è duplice. Un Dio benefico, prorompente energia in piena comunione con la natura, dotato di una forza vitale che aiuta i frutti nella maturazione. Un Dio terribile: cade nel caos fino all’estremo e allo svenimento.

 

Photo by Aaron Burden – Unsplash

Come nell’ Antica Grecia si celebravano i riti dionisiaci, così a Roma i rituali dedicati a Bacco sfociavano nel Baccanale, festività diffusa intorno al II secolo A.C. La nostra principale fonte letteraria romana è lo storico Tito Livio che ci parla di una festa riservata agli iniziati (originariamente solo donne: “le baccanti”) che si svolgeva in tre giorni alla luce del sole. Accanto a questa, però, c’era una versione notturna e orgiastica in cui padroneggiavano il vino, la liberazione dei sensi e l’accoppiamento dei sessi dei partecipanti: una miscela dissoluta, cornice di ogni male culminante negli “omicidi sacri”.

“Una volta scaldati dal vino e nascosti nell’oscurità della notte, gli uomini e le donne davano il via a dissolutezze di ogni genere”. Tito Livio

Il Trionfo di Bacco- Unsplash

Successivamente queste feste mantennero la funzione religiosa e la dimensione propiziatoria con finalità mistiche in occasione della semina e della raccolta delle messi. A Roma la frenesia sessuale, la degenerazione dei riti in pratiche scandalose portò il Senato ad approvare un decreto nel 186 A.C. : Senatoconsulto de Bacchanalibus che vietò le associazioni che avevano per oggetto il culto bacchico e ne perseguì i seguaci, soprattutto di sesso femminile. Furono, infatti, distrutti tutti i templi che lo veneravano. Paradossalmente il problema derivava proprio dalla sua grande popolarità e dal fatto che il suo culto attirava sempre più seguaci di sesso femminile, cosa che non piaceva alla potente e patriarcale società di Roma.

 

Il culto di Bacco era così diffuso, con un numero così elevato di seguaci, che non fu mai bandito completamente dalle autorità romane. Anzi questa sua popolarità fu sfruttata come vantaggio politico e usata come strumento di controllo del popolo. Il suo culto era così esteso che la moneta coniata dal Generale Marco Antonio portava su un lato Bacco con una corona di uva in testa e sull’altro, sempre Bacco in piedi su una cassa sacra usata per le cerimonie, circondato da serpenti intrecciati.

Fonte: I segreti di Bacco L’Antico Dio dell’Estasi by Sky Arte Production Photo By Alessandra Meda
Fonte: I segreti di Bacco L’Antico Dio dell’Estasi by Sky Arte Production Photo By Alessandra Meda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inoltre i conquistatori romani usavano il vino spingendo i popoli appena annessi a bere copiosamente per renderli più deboli. Lo stesso Giulio Cesare credeva fosse utile per conquistare nuove terre “l’alcol era più efficace della spada per sconfiggere i barbari”.

 

Photo by Markus Spiske-Unsplash

 

                                                                                                                 by Alessandra Meda 

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