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DEGUSTAZIONI ALTERNATIVE

Ultimamente le giornate chiusi in casa, sembrano quasi tutte uguali, quindi vorrei riprendermi tutto  quel tempo che mi sono negata in questi anni, per via degli innumerevoli impegni e della frenesia del lavoro. 

 

Questa mattina mi sono svegliata e ho deciso di dedicarmi alla degustazione della Barbera… già la Barbera, non il Barbera! Una favolosa “lei” a volte sottovalutata, ma piena di fascino! In particolare, la Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone, della cantina Braida… nome che ha  sicuramente una vena ironica.

Con il suo rosso passionale ed istintivo, si rende impenetrabile agli occhi di chi la guarda. È sicuramente un vino selvaggio e la sua incontenibile libertà, trabocca dai calici. Avvolge il palato, con estrema morbidezza e infinita classe, regalando una notevole persistenza. Ma non è solo questo; in lei si cela un anima scherzosa e generosa, a volte anche civettuola… bella e femmina!  

Inevitabile quindi, rivolgere il mio pensiero, alle giovani generazioni di donne, nate e cresciute  come me, con tutta una serie di diritti acquisiti. Questo ovviamente, fa in modo venga data per  scontata, la possibilità di realizzare la propria vita, secondo le proprie scelte personali. Sappiamo bene però, che non è sempre stato così. 

Si, la Barbera mi fa questo effetto! 

Parlare di vino significa anche parlare di tempo, quindi mi sono chiesta: “ cosa sarebbe successo, se secoli fa, mi fossi svegliata una mattina, prendendo la stessa decisione di oggi?” Più nello specifico… cosa succedeva alle donne dell’antica Roma, che mettevano in atto un comportamento a prima vista innocente, come quello di bere del vino? 

Che sarà mai!” Direte voi! 

E invece l’essere umano, che non smette mai di stupirmi, aveva stabilito, in una delle più antiche leges regiae (in età romana, leggi che, tradizionalmente sarebbero state emanate dai sette antichi re) una punizione che sarebbe stata attuata dai parenti o dal marito. 

Scrive infatti uno storico greco: “Romolo stabilì che la moglie fosse punita con la morte dai parenti in caso di rapporto sessuale illecito e in caso avesse bevuto vino”. 

Ebbene si, avete capito bene!  

Che la morte fosse l’unica via possibile per l’adulterio non stupisce a questo punto; il mondo femminile veniva punito per molto meno. 

Ma qual’era la ragione di tutta questa severità? 

Ovviamente le interpretazioni sono molteplici, a partire dalla magia. 

Secondo i romani, il vino conteneva un principio di vita, come quello contenuto nel seme maschile. La donna, bevendolo avrebbe messo in pericolo la purezza del sangue, immettendo in sé un principio di vita estraneo.  

Credenze popolari invece, consideravano il vino come una sostanza abortiva, per questo vietato alle donne. 

Regole religiose però, non vietavano alle donne tutte le tipologie di vino, ma solamente il temetum, il vino speciale riservato ai sacrifici, che avrebbe conferito a chi lo beveva, la capacità di vedere il futuro. 

I vaticini, (cioè la predizione di accadimenti futuri) non rientravano nei compiti femminili, ed ecco spiegata la motivazione di un divieto, che inoltre, avrebbe anche evitato che le donne, incapaci di controllarsi dopo aver bevuto, svelassero segreti familiari e dicessero cose inopportune, creando imbarazzi. 

Di spiegazioni quindi ne esistono diverse, ma il concetto di base è che il vino era proibito al gentil sesso, in quanto faceva perdere il controllo e avrebbe potuto indurle a venir meno ai loro doveri. Ma in che modo, veniva messa a morte la donna che beveva vino? 

Niente di grave! Non preoccupatevi!  

Godevano del privilegio di una morte, considerata meno crudele e più appropriata al genere femminile. 

Si tratta dell’inedia, cioè la forma più estrema di malnutrizione. Consiste nella totale e prolungata mancanza di sostanze nutritive; in altre parole morivano di fame! 

A Roma, far morire le donne di inedia sembrava una scelta dovuta, per via del carattere discreto e domestico, di questo tipo di esecuzione. 

C’era una volta, una donna che era stata condannata a morire di inedia. 

La figlia della donna, era stata autorizzata dal carceriere, a far visita alla madre, a condizione però che non le portasse del cibo. 

Grazie a questa concessione, durante ogni visita, lei nutriva la madre con il latte del suo seno. Un giorno il carceriere, insospettito dall’incredibile resistenza della condannata, decise di spiare le due donne, scoprendo così l’inganno. 

Questo straordinario avvenimento, colpì così profondamente i romani che la donna ebbe salva la vita. 

La mia degustazione, si è rivelata ancora una volta, più complicata di quanto credessi!  

 

 

di Jessica Vegetti 

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